martedì 20 luglio 2010

Lavoro= Forza* spostamento

Appuntamento a casa di Andrea. Per l'ennesima volta schiava delle sue voglie. Un solo pensiero: le femministe si staranno rivoltando nella tomba!

Nel 1791 Olympe de Gouges dedicò la 'dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina' a Maria Antonietta, costringendo i suoi contemporanei a riflettere sul ruolo negato nello spazio pubblico alle donne.
Nel 1972 Mary Wollstonecraft scrisse nella 'Rivendicazione dei diritti della donna' che “è ora di affettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne- è ora di restituire la dignità perduta – e di far sì che esse, in quanto parte della specie umana, operino riformando se stesse per riformare il mondo”.
Con la rivoluzione industriale il femminismo si delinea sempre più marcatamente. Al suo interno diverse le correnti di pensiero e conseguenti rivendicazioni.
Questa settimana, sulla copertina dell'Internazionale, "LA FINE DEL MASCHIO. Più brave, più determinate, più brillanti. Nella società postindustriale le donne sono il vero sesso forte". Nell'articolo al suo interno Hanna Rosin, giornalista del The Atlantic, fa un elenco delle doti attualmente richieste: intelligenza sociale, abilità comunicativa (caratteristiche nelle quali le donne sono leggermente avvantaggiate) e capacità di concentrazione. "Le uniche professioni in cui le donne sono una minoranza sono l'ingegneria e tutti i lavori che richiedono una preparazione di base nelle scienze esatte, ma anche qui hanno fatto molti passi avanti rispetto agli anni settanta".
Nonostante continuino a sussistere disparità salariali e le figure di massimo potere siano prettamente maschili, possiamo affermare che la parità è pressoché raggiunta. Siamo indipendenti. Fantastico!
Nel quotidiano come si palesa questo enorme potenziale? Possibile che i modelli femminili proposti e seguiti siano quelli di Sex and the City?
Possibile limitarsi a sognare una capiente cabina armadio, una Birkin di Hermés o un abito haute couture di Valentino?
Samantha. 37 anni, due lavori, sempre sui tacchi; Gucci è la sua griffe preferita. Vive da sola. In palestra tutti i giorni per rendere il corpo tonico, in piscina nella fine settimana per rendere la pelle abbronzata. Per telefono mi dice di sentirsi serena e realizzata.
Voglio essere questo genere di donna? No.
Non penso sia sensato rinunciare a quelle facilitazioni che un sorriso, un finto interesse e un aspetto gradevole possono garantire e quindi ben vengano le cure verso il proprio aspetto. Al contempo però passare un'esistenza pensando solo a se stessi non reputo giovi alla persona. Prendesi cura di qualcuno, sia esso un amico, un amico, un cane, un estraneo o un amante, è fondamentale per noi animali sociali.

Cosa vorrei dalla mia vita è noto e coincide con il sogno dei più: un rustico fuori città; un lavoro che garantisca a me e ai miei cari la libertà di poter scegliere; una cucina grande con ampie finestre dalle quali poter osservare dei bambini giocare liberi su un prato. Un giardino curato e un piccolo orto. Due Golden Retriever, un Dog de Bordeaux e un pastore tedesco. Un salone in cui organizzare ilari e rumorose cene con amici e una sala con proiettore per guardare i miei film preferiti.

Muovendo un passo per volta inizio a costruire la mia indipendenza. Mi dedico completamente allo studio. Poche le distrazioni che mi concedo. I risultati ottenuti mi spingono a redigere tabelle di marcia sempre più ferree e sempre più impegnative; i traguardi si fanno sempre più prossimi.
Ciò che mi spaventa lo affronto con determinazione. Non fuggo.
Abolisco, senza sforzi eccessivi, ciò che mi innervosisce inutilmente. Dagli amici del Fiume alla macchina. Lo scooter di Andrea davanti al Gran Bar. Il cuore accelera, i nervi si tendono. Mi volto e tranquillamente, canticchiando Frederick, faccio il giro dell'isolato.

sabato 10 luglio 2010

Noblesse

Notte insonne. Dopo essermi girata e rigirata innumerevoli volte, provato tutte le combinazioni possibili dei cuscini, mi rassegno. Luce soffusa a illuminare 'il mio regno'. Il caos impera!
Decido che è giunta l'ora di mettere ordine intorno a me.
Sfregandomi gli occhi piego i vestiti. Rapidamente mi dedico alla libreria universitaria e più minuziosamente a quella creata per passione.
Osservando le mensole nude scelgo il criterio di organizzazione: in una mensola i volumi sovradimensionati, nelle restanti gli altri divisi per cromia e a loro volta in ordine alfabetico.
Dopo un'oretta passata starnutendo la soddisfazione è grande. Con le ultime energie mi faccio una doccia e mi sdraio su croccanti lenzuola di lino.
Il sonno dei giusti!
Il mattino seguente decido di coccolarmi: colazione in terrazzo. Tovaglia di cotone grezzo bianca, bicchiere blu, piattino avorio, tovagliolo blu sul quale adagio due fette di pane tostato, vasetti di marmellata fatta in casa, succo di frutta e caffè. Posate d'argento. Una lieve musica di sottofondo.
Nonostante abbia dormito solo una manciata di ore, la mia giornata non poteva iniziare in modo migliore!

Fàrmaco: dal latino phàrmacum, dal greco phàrmakon: medicina, veleno.
Questa antitetica dualità può essere estesa anche all'intera esistenza?

Edmond Dantès in tenera età perde tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta: amore e libertà.
Proprio in questo periodo di ingiusta prigionia acquisisce i mezzi che gli permetteranno di compiere la tanto desiderata vendetta: istruzione, amicizia, un escamotage per evadere e le coordinate per il tesoro.

Quando Federico condivideva la mia quotidianità non mi sono mai sentita triste. Se avevo dei problemi nel comprendere le materie didattiche, il suo aiuto era quasi scontato. Le risate infinite.
La sua assenza è stata inizialmente veleno quindi si è trasformata in una medicina decisamente più efficace rispetto alla sua stessa presenza.
Tiziano Terzani scrive "
La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta.
"

venerdì 9 luglio 2010

De rerum natura

Tra il 1817 e il 1832, Giacomo Leopardi, per preparare la stesura dello Zibaldone, analizza con metodo sistematico, tutte le dinamiche delle pulsioni umane. A Giosue Carducci il compito di ordinarli e pubblicarli; come titolo "Le passioni".
"L'unica, perchè lo stesso sacrifizio di se all'eroismo alla patria alla virtù alla persona amata, e così qualunque altra azione la più eroica e più disinteressata (e qualunque altro affetto più puro) si fa sempre perchè la nostra mente trova più soddisfacente quel sacrifizio che qualunque guadagno in quella occasione".

Vernissage.
Seduta in un piccolo salottino anni '70. Un cocktail ghiacciato tra le mani; converso.
Aldo. 26 anni, animo freak, pancia leggermente ingombrante; camicia con una fantasia ridicola dai sapori retrò. Due passioni dominano il suo animo: la cucina e la musica trance. Proprio da quest'ultima la decisione di creare una associazione per poter organizzare delle serate in cui ballare la 'sua musica'.
Con volto sorridente fa un rapido excursus degli innumerevoli ostacoli burocratici incontrati lungo il percorso. Il superamento gli dona una sensazione di grande maturità.

A pranzo con il solito gruppo di 'figli di'.
Buzz. Wayfarer calati sugli occhi, una Camel tra le dita della mano destra e con la sinistra gioca con i suoi baffi. Con soluzione di continuità racconta la quotidianità di sua zia.
Tutte le mattine fa colazione con le figlie, le prepara per andare a scuola e le accompagna a prendere lo scuolabus. Nonostante vadano nel medesimo istituto una sale su un mezzo, l'altra su quello successivo. Tutte le mattine le saluta come se una delle due non dovesse più rientrare a casa.
Ogni passo che muove per le vie israeliane è accompagnato da una minuta analisi delle persone accanto a lei, con l'intento di capire se qualcuno si farà esplodere.
Quanti sacrifici? Innumerevoli, smisurati. Gargantueschi. Dove la soddisfazione?

Tornata a casa vado a correre. Lungo il tragitto mi siedo in un campo. Rifletto.
Le battaglie che ho combattuto nella mia acerba vita non sono innumerevoli. Il raggiungimento di qualsivoglia traguardo non ha richiesto altro se non rigore e disciplina.
Ricordi d'infanzia affiorano alla memoria. Mi rivedo bambina, con i boccoli biondi e le ginocchia perennemente sbucciate intenta nell'arrampicarmi su imponenti albicocchi o cliliegi o nell'imprigionare malcapitati grilli o ancora nel costruire archi e dardi facendo infuriare, e a volte divertire, mio nonno.
Le quasi quotidiane corse dai movimenti assolutamente scoordinati, verso l'orto alla ricerca di un pomodoro la cui forma fosse la più adatta al panino che mio nonno mi avrebbe preparato per colazione, mi commuove.
Mi alzo e mi rimetto a correre.
Mentre il sole rende le spighe cangianti, Leopardi torna nei miei pensieri. " nell'allegrezza" ciascun uomo "passeggia muove e allarga le braccia le gambe, dimena la vita, e in un certo modo dilata col trasportarsi velocemente di qua e di la come cercando una certa ampiezza".

domenica 23 maggio 2010

uomo o gazzella?

Finale di Champions League. Il ristorante è pressochè deserto.
Cercando di farmi vedere attiva mi accompagna la considerazione di Pasolini: "il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo".
Le poche persone che ci sono si informano sul risultato, commentano con pathos le scelte di allenatori più o meno stravaganti e ogni quisquilia inerente.
La mia totale ignoranza calcistica unita a un po' di Amaro del Capo mi fanno ascoltare i dialoghi con distacco, assolutamente divertita.

In cucina socializzo con Antonella, la nuova lavapiatti.
Caschetto biondo, paperine color crema, pantaloni viola e una maglietta bianca dalla quale si intravede un reggiseno giallo. Un filo di matita nera a separare gli occhi dalle marcate occhiaie. Una voce che sa di tabacco.
Ha due figlie una di 21 anni e un'altra di 12. Un matrimonio alle spalle e un ex marito che tra un mese la lascerà senza una casa. Vendetta dice.
Quando le lacrime stanno per scendere sul suo viso si nasconde o guarda il soffitto iniziando a sfregare con maggior vigore i piatti.
La incoraggio. La sostengo.
Le racconto le vicessitudini decisamente simili di mia cugina Elisabetta.
Un uomo trasformatosi da compagno amato a nemico da combattere. Che amarezza.

I topi riconoscono l'odore di un potenziale predatore, sia esso un gatto, un ratto o un serpente.
Internazionale 21/27-05-2010: una équipe di ricercatori ha individuato i cairomoni, delle molecole simili ai feromoni che però agiscono tra specie diverse. Il segnale chimico vero e proprio dipende da alcune proteine, le Mup, contenute nell'urina dei predatori. Precisano essere un meccanismo innato e fortemente radicato nel cervello tanto che anche topi di laboratorio 'da generazioni' riconoscono l'odore di un gatto, nonostante non l'abbiano mai visto. Estremamente affascinante.

Tutti gli animali sanno riconoscere il loro nemico. All'interno delle eliche del DNA una efficace strategia di difesa: mimetizzazione; sgargianti colorazioni del manto per simularsi portatori di ipotetici veleni. Altri ancora sviluppano una conformazione fisica che permette loro di scappare dalla situazione di pericolo.
Noi uomini, come ci difendiamo?
Siamo in cima alla catena alimentare. Onnivori; sempre cacciatori, mai prede. Constatazione per nulla rincuorante.

Mi torna alla memoria Blaise Pascal: "L'uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c'è bisogno che tutto l'universo s'armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d'acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell'universo su di lui; l'universo invece non ne sa niente."

Per difenderci dai nostri 'predatori' non abbiamo un metodo.
Ci affidiamo alla nostra "pelle". Istinto dicono taluni, empatia talaltri.
A volte costruiamo del finto. I pregiudizi, le paure ci fanno sentire tutelati; diventiamo affilati.
Viviamo cercando di diventare accorti (e di accorgercene).

venerdì 14 maggio 2010

La costruzione di Francina

A lezione ci insegnano a costruire. Scopro che oltre l'undicesimo piano gettare solai in cemento armato è controproducente. Si creano materiali compositi che soddisfino i differenti stati tensionali: la compressione viene affidata al calcestruzzo, la trazione all'acciaio.
Come si costruisce un uomo? Esiste un metodo?

Qualche tempo fa ho passeggiato con un poeta che ama definirsi elfo. Un personaggio minuto con un'andatura singolare, quasi saltellante. Nonostante camminassimo in vie decisamente affollate e nonostante percepissi gli sguardi altrui, mi sembrava che stessimo camminando da soli.
"Bello camminare in una bolla di sapone" mi disse. Infinito stupore. Nessuna risposta.
Mi disse inoltre che i francesi e i russi mi avrebbero salvata. Espressione a punto interrogativo sul mio viso.
Poche ore insieme e conosceva più lui me stessa di quanto non mi conoscessi io.

Charlie. 50enne francese. Ha viaggiato tutta la vita e ora pone radici.
E' un uomo pacato e deciso con lineamenti marcati e mani virili. Sguardo impenetrabilie.
Mi parla in spagnolo e pretende che gli risponda in francese. Mi dice sempre che la vergogna è un sentimento stupido; che devo fare. Mi incoraggia. Decisamente stimolante.
Camminare accanto a lui è pura leggerezza.

L'esortazione a fare, a pretendere tanto da me stessa arriva anche da Claudina. Insieme al "stiamo vivendo gli anni più belli della nostra vita. Non possiamo sprecarli!".

La costruzione di me stessa passa attraverso le parole degli altri, attraverso i loro occhi senza che ne sia cosciente.
Io mi limito a osservare la mia evoluzione, a volte come fossi un continente alla deriva. Camminando misuro il mio respiro le braccia, lentamente il viso perde durezza. Mi perimetro, con la speranza di non essere solo e esclusivamente un'isola.

Cammin facendo

L'universitaria frustrazione si sta facendo largo in me. Noncurante delle condizioni metereologiche avverse, decido di ricorrere a un metodo molto efficace che adottavo al liceo: seguire i miei passi, senza meta precisa.
Poso in macchina i libri, punto la sveglia sul cellulare, metto la borsa a tracolla. Mi guardo attorno.
Nord, sud est o ovest?
Todo recto!
Corso San Maurizio, attraverso piazza Vittorio; Via della Rocca, saluto Filippo, il custode di uno dei palazzi dove sogno di trasferirmi, quindi a destra lungo Via Mazzini.
Poi, con immenso stupore mi dirigo verso San Salvario.
Per un paio di anni sono diventata sorda a quel richiamo. Sarà stato l'essermi tanto 'infighettita' e conseguentemente inaridita? Irrilevante.

Mi guardo intorno. Nonostante l'architettura sia nota, le cromie delle vetrine, i suoni, gli odori ma soprattutto i ritmi rallentati mi fanno sentire lontana da casa.
Un gruppo di ragazzi senegalesi si offre di accompagnarmi. Sorrido e cortesemente rifiuto.


Un piccolo ristorante indiano colpisce la mia attenzione.
L'arredamento è molto spartano: qualche tavolo privo di tovaglie, alle pareti tappeti ricamati, qualche lampada. A servire un uomo affascinanate. Le sue fattezze sono diverse da tutti gli indiani che ho visto. Ha i capelli neri, leggermente mossi, profondi occhi cerulei, mani curate e grembiule lungo bordeaux. Proviene da una cittadina leggermente più a nord rispetto al Rajastan.
Lentamente mi racconta e mi mostra i piatti della sua tradizione e i relativi accompagnamenti.
Mentre compone il piatto aggiunge delle altre specialità dicendo ogni volta "così 'saggi". Il suo parlare incerto e pacato rende i miei occhi sorridenti.
Mi tiene compagnia mentre mangio. Mi chiede come mai non sia mai stata in India. Nel sentire che l'unica ragione è fondamentalmente la paura mi propone di tornare a mangiare da lui così mi abituerò ai sapori della sua terra e non avrò paura. Il suo candore è incantevole! Sorrido e acconsento. Con orgoglio mi porta quindi un chapati.
Prima di andare via mi chiede di aspettare qualche istante perchè ha fatto preparare del chai, un te con aggiunta di latte, cardamomo e cannella. Lo beviamo insieme e chiaccheriamo
.

Lasciandomi alle spalle quell'angolo di India penso a un tema trito e ritrito: immigrazione e integrazione.
Perchè non riusciamo accettare il fatto che la nostra sia una società sempre più multietnica?
Quando conosciamo una persona la accettiamo per quello che è. Cerchiamo di mettere in risalto i suoi pregi e di minimizzare i difetti. Diamo il nostro sostegno per aiutare a superare le debolezze e le lacune.
Perchè non riusciamo a estendere questo modo di agire alla società intera?
Aristotele (384/3 a.C. – 322 a.C.)
ne 'La politica' scrive che "chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere una bestia o un dio."
Non credo sia così semplice catalogare; spesso noi uomini scegliamo la strada che richiede il minimo sforzo ma che, in questo caso, non porta alla massima resa.
Allontanarsi dalle sicurezze che la nostra educazione fornisce e iniziare a pensare che esistono anche altri modi di affrontare la quotidianità altrettanto 'giusti' può destabilizzare.
Forse per me parlare, scrivere è facile. Tutto questo in me è naturale. In fondo vivo in un microcosmo felice.

domenica 9 maggio 2010

f(homo sapiens sapiens)

E' possibile evitare di sprofondare se il cemento ti arriva già a metà polpaccio?
Arduo. Impossibile.
E' possibile far stare in equilibrio una bottiglia inclinata sul bordo del tavolo?
Certamente!

Cena fuori. I piatti serviti non entusiasmano particolarmente il mio palato. Converso e contemporaneamente le mie mani, sempre più nervosamente, sono intente a cercare il baricentro della maledetta bottiglia. Riesco a trovare il punto quando stanno per portare il caffè. Da cuor ostinato a cuor contento. Sublime!
Bennina è seduta sulle mie ginocchia. Mi incoraggia e si burla di me.
Bennina ha 4 anni, spirito libero, boccoli biondo cenere, occhi marroni, portamento aggraziato e una grande varietà di bronci. Dicono sia la fotocopia di me da piccola, in toto.


Matematicamente parlando, l'universo è approssimabile a una funzione periodica?

Tratti somatici, modus vivendi e persino alcune malattie si trasmettono di generazione in generazione. Potrebbero quindi suffragare questa tesi. Idem dicasi per stati d'animo o dinamiche umane e relazionali.

1866. F. Dostoevskij in 'Delitto e castigo' descrive in modo cristallino quello che è stato il mio sentire nei mesi appena trascorsi: "Non che fosse tanto pauroso e avvilito, tutt'altro anzi: ma da qualche tempo era in uno stato d'irritazione e di tensione simile all'ipocondria. A tal segno s'era sprofondato in sè stesso e isolato da tutti che temeva addirittura qualsiasi incontro (...)".

1960. Nazim Hikmet in un soggiorno a Stoccolma scrive una poesia che descrive il rapporto ormai concluso con Federico.
Lo stesso uomo, nello stesso anno, questa volta a Berlino scrive un altro componimento che narra sia la motivazione sia il modo del mio continuo pesare a Andrea.

La storia è un continuo ripetersi di diatribe mosse sempre dalle stesse motivazioni e risolte sempre nello stesso modo.

Passeggiando al MAO mi soffermo davanti alla lama di un pugnale risalente alla dinastia Shang, XII-XI secolo a.C.. Quell'oggetto apparentemente insignificante ha assistito all'intera evoluzione del genere umano. Incredibile!
La curiosità verso la conoscenza di quel metallico 'punto di vista' è decisamente forte.







mercoledì 5 maggio 2010

Cadeaux

Una serie di Fourier può dare immensa soddisfazione. Con il matematico entusiasmo al mio fianco preparo il pranzo.
Roast beef.
Affilo il coltello e inizio a tagliare il roseo pezzo di carne. Delicatamente poggio le fette sul piatto, con ordine.
Come condimento olio e limone sbattuti fino a ottenere un composto quasi cremoso. Con un cucchiaio creo dei disegni. Comleto il piatto sbriciolando scaglie di sale francese. Un calice di ruchè a accompagnare.

Una giornata priva di pensieri negativi. Fantastico!

Imbottigliata nel classico traffico cittadino, canticchio.
Un anziano mendicante, con andatura incerta si avvicina alla macchina accanto alla mia. L'incravattato conducente avanza di qualche metro per allontanarlo, nonostante sia appoggiato al parabrezza.
Che cosa ho fatto io per non essere al suo posto? Quale il mio "merito"?
Come in 'Essere Jhon Malkovich' mi sento catapultata nei suoi occhi. Inizio a vedere la strada dal suo punto di vista. Provo a immaginare cosa potrebbe sentire e quali i recessi per allontanarsi dalle umiliazioni e dall'indifferenza altrui.

Quando si avvicina alla mia macchina gli do qualche euro sorridendogli.
I suoi occhi sembra inizino a conversare con i miei. Profonda gratitudine e empatia insieme a una rara dolcezza mi colpiscono.

Bruscamente il suono di un clacson mi fa abbandonare quel muto dialogo. Gli sorrido nuovamente mettendo la prima. Accelero e sono nuovamente tra i miei lussi.


lunedì 3 maggio 2010

Il fallo di Icaro

Il classico sabato sera al lavoro. Conversazioni e bisogni altrui spengono il mio pensare.
Una ragazza tiene in braccio il suo minuscolo chihuahua e accarezzandolo racconta di desideri modaioli.
Un ragazzo intrattiene i suoi amici imitando un sommelier.
Un ragazza cena con un ragazzo. Ogni suo movimento è pura seduzione. Il suo sguardo malizioso è messo in evidenza da una frangetta che le copre parte della fronte. Parla. Si morde le labbra. Mangia con la stessa voracità con cui mangerebbe lui. Mi guarda. Mi sorride. Il suo sguardo, i suoi modi non mi lasciano indifferente.
La desidero per qualche istante.
Sarà lei?!?
Il mio pensiero torna a Andrea. Domande sciocche iniziano a sovrastare i rumori di fondo. Oggetti che mi scivolano dalle mani improvvisamente iniziano a assumere significati improbabili: “mi starà pensando?” oppure “mi desidera al punto di mandare la sua compagna a ‘conoscermi’?”.
Decisamente irreale.

A casa mentre mi preparo una caipirinha, cerco di soffermarmi su quanto è capitato. Faccio fluire pensieri ai quali cerco di dare un ordine.

Leggo un racconto su un blog. Ne assaporo le parole.
L’incipit è eccitante.
Poi.. La fibia della cintura di lui fa sanguinare il volto di lei. Il dolore del 'carnefice' mi rattrista.

La pelle ci protegge dalle aggressioni del mondo esterno. E' possibile riuscire a abbandonarsi nuovamente tra le mani che hanno anche solo lievemente attaccato tale protezione?
Io non ci sono riuscita.

Focalizzo la mia attenzione sul lato positivo della vicenda: ho smesso di farmi scegliere e ho imparato a scegliere.
E questo è già un ottimo inizio.