Finale di Champions League. Il ristorante è pressochè deserto.
Cercando di farmi vedere attiva mi accompagna la considerazione di Pasolini: "il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo".
Le poche persone che ci sono si informano sul risultato, commentano con pathos le scelte di allenatori più o meno stravaganti e ogni quisquilia inerente.
La mia totale ignoranza calcistica unita a un po' di Amaro del Capo mi fanno ascoltare i dialoghi con distacco, assolutamente divertita.
In cucina socializzo con Antonella, la nuova lavapiatti.
Caschetto biondo, paperine color crema, pantaloni viola e una maglietta bianca dalla quale si intravede un reggiseno giallo. Un filo di matita nera a separare gli occhi dalle marcate occhiaie. Una voce che sa di tabacco.
Ha due figlie una di 21 anni e un'altra di 12. Un matrimonio alle spalle e un ex marito che tra un mese la lascerà senza una casa. Vendetta dice.
Quando le lacrime stanno per scendere sul suo viso si nasconde o guarda il soffitto iniziando a sfregare con maggior vigore i piatti.
La incoraggio. La sostengo.
Le racconto le vicessitudini decisamente simili di mia cugina Elisabetta.
Un uomo trasformatosi da compagno amato a nemico da combattere. Che amarezza.
I topi riconoscono l'odore di un potenziale predatore, sia esso un gatto, un ratto o un serpente.
Internazionale 21/27-05-2010: una équipe di ricercatori ha individuato i cairomoni, delle molecole simili ai feromoni che però agiscono tra specie diverse. Il segnale chimico vero e proprio dipende da alcune proteine, le Mup, contenute nell'urina dei predatori. Precisano essere un meccanismo innato e fortemente radicato nel cervello tanto che anche topi di laboratorio 'da generazioni' riconoscono l'odore di un gatto, nonostante non l'abbiano mai visto. Estremamente affascinante.
Tutti gli animali sanno riconoscere il loro nemico. All'interno delle eliche del DNA una efficace strategia di difesa: mimetizzazione; sgargianti colorazioni del manto per simularsi portatori di ipotetici veleni. Altri ancora sviluppano una conformazione fisica che permette loro di scappare dalla situazione di pericolo.
Noi uomini, come ci difendiamo?
Siamo in cima alla catena alimentare. Onnivori; sempre cacciatori, mai prede. Constatazione per nulla rincuorante.
Mi torna alla memoria Blaise Pascal: "L'uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c'è bisogno che tutto l'universo s'armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d'acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell'universo su di lui; l'universo invece non ne sa niente."
Per difenderci dai nostri 'predatori' non abbiamo un metodo.
Ci affidiamo alla nostra "pelle". Istinto dicono taluni, empatia talaltri. A volte costruiamo del finto. I pregiudizi, le paure ci fanno sentire tutelati; diventiamo affilati.
Viviamo cercando di diventare accorti (e di accorgercene).
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aggiungerei che nella nostra superiorità alle volte scegliamo deliberatamente il ruolo di prede o di vittima ed incredibilmente capita che lo asserviamo anche alla nostra parte di cacciatore o di carnefice, facendo convivere in noi entrambi gli atteggiamenti
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