Nel 1791 Olympe de Gouges dedicò la 'dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina' a Maria Antonietta, costringendo i suoi contemporanei a riflettere sul ruolo negato nello spazio pubblico alle donne.
Nel 1972 Mary Wollstonecraft scrisse nella 'Rivendicazione dei diritti della donna' che “è ora di affettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne- è ora di restituire la dignità perduta – e di far sì che esse, in quanto parte della specie umana, operino riformando se stesse per riformare il mondo”.
Con la rivoluzione industriale il femminismo si delinea sempre più marcatamente. Al suo interno diverse le correnti di pensiero e conseguenti rivendicazioni.
Questa settimana, sulla copertina dell'Internazionale, "LA FINE DEL MASCHIO. Più brave, più determinate, più brillanti. Nella società postindustriale le donne sono il vero sesso forte". Nell'articolo al suo interno Hanna Rosin, giornalista del The Atlantic, fa un elenco delle doti attualmente richieste: intelligenza sociale, abilità comunicativa (caratteristiche nelle quali le donne sono leggermente avvantaggiate) e capacità di concentrazione. "Le uniche professioni in cui le donne sono una minoranza sono l'ingegneria e tutti i lavori che richiedono una preparazione di base nelle scienze esatte, ma anche qui hanno fatto molti passi avanti rispetto agli anni settanta".
Nonostante continuino a sussistere disparità salariali e le figure di massimo potere siano prettamente maschili, possiamo affermare che la parità è pressoché raggiunta. Siamo indipendenti. Fantastico!
Nel quotidiano come si palesa questo enorme potenziale? Possibile che i modelli femminili proposti e seguiti siano quelli di Sex and the City?
Possibile limitarsi a sognare una capiente cabina armadio, una Birkin di Hermés o un abito haute couture di Valentino?
Samantha. 37 anni, due lavori, sempre sui tacchi; Gucci è la sua griffe preferita. Vive da sola. In palestra tutti i giorni per rendere il corpo tonico, in piscina nella fine settimana per rendere la pelle abbronzata. Per telefono mi dice di sentirsi serena e realizzata.
Voglio essere questo genere di donna? No.
Non penso sia sensato rinunciare a quelle facilitazioni che un sorriso, un finto interesse e un aspetto gradevole possono garantire e quindi ben vengano le cure verso il proprio aspetto. Al contempo però passare un'esistenza pensando solo a se stessi non reputo giovi alla persona. Prendesi cura di qualcuno, sia esso un amico, un amico, un cane, un estraneo o un amante, è fondamentale per noi animali sociali.
Cosa vorrei dalla mia vita è noto e coincide con il sogno dei più: un rustico fuori città; un lavoro che garantisca a me e ai miei cari la libertà di poter scegliere; una cucina grande con ampie finestre dalle quali poter osservare dei bambini giocare liberi su un prato. Un giardino curato e un piccolo orto. Due Golden Retriever, un Dog de Bordeaux e un pastore tedesco. Un salone in cui organizzare ilari e rumorose cene con amici e una sala con proiettore per guardare i miei film preferiti.
Muovendo un passo per volta inizio a costruire la mia indipendenza. Mi dedico completamente allo studio. Poche le distrazioni che mi concedo. I risultati ottenuti mi spingono a redigere tabelle di marcia sempre più ferree e sempre più impegnative; i traguardi si fanno sempre più prossimi.
Ciò che mi spaventa lo affronto con determinazione. Non fuggo.
Abolisco, senza sforzi eccessivi, ciò che mi innervosisce inutilmente. Dagli amici del Fiume alla macchina. Lo scooter di Andrea davanti al Gran Bar. Il cuore accelera, i nervi si tendono. Mi volto e tranquillamente, canticchiando Frederick, faccio il giro dell'isolato.